Il piano “Energia pulita per tutti gli europei” presentato dalla Commissione Europea rappresenta il manifesto dei programmi continentali per il perseguimento di nuovi obiettivi nella salvaguardia dell’ambiente e nella riduzione delle emissioni. Il piano è stato pubblicato da poche ore e già ha raccolto gli strali di quanti (tra Greenpeace e altre associazioni) hanno ritenuto scarsamente ambiziosa la roadmap tracciata.

Piano europeo per l’energia pulita

Il fatto che il piano sia stato messo nero su bianco, tuttavia, implica l’inizio di un percorso. La strada parte dalla Cop21 di Parigi e arriva agli impegni attuali: «La Commissione intende impegnarsi affinché l’UE non soltanto si adatti alla transizione ma la guidi. Per questo motivo, l’Unione europea ha assunto l’impegno di ridurre le emissioni di CO2 almeno del 40% entro il 2030, modernizzando allo stesso tempo la propria economia e creando posti di lavoro e crescita per tutti i cittadini europei». Tre gli obiettivi preposti:

  • «privilegiare l’efficienza energetica»;
  • «conquistare la leadership a livello mondiale nelle energie rinnovabili»;
  • «garantire condizioni eque ai consumatori»;

Una dichiarazione di intenti chiara, insomma, basata su tre architravi che dovranno reggere l’intero programma. Soprattutto, un programma organico, pensato per poter integrare al meglio il percorso di sviluppo con le attuali condizioni strutturali dell’UE, la sua economia, le sue difficoltà, i suoi principi: «I consumatori europei saranno protagonisti centrali sui mercati dell’energia del futuro. In tutta l’UE i consumatori disporranno in futuro di una migliore scelta di fonti di approvvigionamento, potranno accedere a strumenti affidabili per il confronto dei prezzi dell’energia e avranno la possibilità di produrre e vendere energia autonomamente. Più trasparenza e una migliore regolamentazione offrono alla società civile maggiori opportunità di partecipare al sistema dell’energia e di rispondere ai segnali del prezzo. Il pacchetto comprende anche una serie di misure volte a tutelare i consumatori più vulnerabili».

Lo sviluppo del futuro dell’energia in Europa passa giocoforza da qui e la scelta è stata chiara: maggior efficienza e focus spostato sulle rinnovabili:

Il pacchetto di oggi darà una spinta alla transizione all’energia pulita modernizzando la nostra economia. Dopo aver guidato l’azione a livello mondiale negli ultimi anni, l’Europa sta ora dando l’esempio, ponendo le basi per la creazione di posti di lavoro sostenibili, per la crescita e per gli investimenti. Le proposte di oggi riguardano tutti i settori legati all’energia pulita: ricerca e innovazione, competenze, edilizia, industria, trasporti, digitale, finanza, per citarne solo alcuni. Le misure approvate oggi metteranno a disposizione dei cittadini e delle imprese europei gli strumenti per beneficiare appieno della transizione all’energia pulita.

Maroš Šefčovič, Vicepresidente per l’Unione dell’energia

Il concetto di base è quello per cui non si possa e non si debba, oggi, costruire un’utopia dell’energia: lo sviluppo di nuove reti e nuovi equilibri implica ricadute socioeconomiche pesanti. Un piano che voglia definirsi tale deve pertanto saper guardare in modo olistico al problema, considerandone ogni sfaccettatura per trasformare il rischio della conversione energetica in una opportunità. E ciò è possibile: «Nel 2015 le energie pulite hanno attratto più di 300 miliardi di euro di investimenti mondiali. L’UE è nella posizione ideale per sfruttare le sue politiche di ricerca, sviluppo e innovazione per trasformare la transizione in una reale opportunità industriale. Mobilitando fino a 177 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati ogni anno a partire dal 2021, questo pacchetto può produrre un aumento dell’1% del PIL nell’arco del prossimo decennio, oltre a creare 900 mila nuovi posti di lavoro».

Consumare meno, consumare meglio

Privilegiare l’efficienza energetica è il primo tra gli obiettivi posti in capo al piano, perché la riduzione dei consumi ed il riequilibrio di quelli residui significa spostare pesantemente il baricentro verso forme di approvvigionamento energetico a basso impatto ambientale. Anche in questo caso l’UE ha stabilito quattro punti fermi sui quali lavorare:

  • operare per migliorare l’efficienza energetica strutturale del vecchio continente;
  • migliorare l’efficienza energetica negli edifici;
  • migliorare le performance dei prodotti e la relativa informazione dei consumatori;
  • finanziare le ristrutturazioni tramite il programma “Smart Finance for Smart Buildings”;

Il focus è fortemente spostato sull’edilizia per molti motivi: sbloccare gli investimenti nelle ristrutturazione consentirebbe infatti di rilanciare un mercato del tutto fondamentale, abbattendo i consumi (il 40% dei quali legati proprio alle abitazioni) e limitando il consumo del suolo in virtù del riutilizzo di spazi oggi non sempre occupati. Nuove tecniche di isolamento, nuovi impianti di riscaldamento e nuove tecnologie costruttive potrebbero dare grande impulso al settore, sbloccando investimenti che innescherebbero un ciclo virtuoso dal grande potenziale.

Conquistare la leadership nelle rinnovabili

Entro il 2030 la maggior parte dell’approvvigionamento energetico europeo proverrà da fonti rinnovabili ed entro il 2050 la produzione elettrica sarà completamente al di fuori delle fonti basate su carbone. Investire oggi sulle rinnovabili significa investire su una scelta precisa, destinata a smuovere grandi capitali negli anni a venire tanto nel fotovoltaico quanto negli impianti eolici.

Se l’obiettivo politico è quello di spostare gli investimenti sulle energie rinnovabili, chiaramente l’industria non potrà che credere in questa opportunità e iniziare a guardare ai nuovi capitali in arrivo. Ciò non significa corse rapide verso l’utopia del tutto-subito: se oggi il 75% delle abitazioni è riscaldata con carburanti fossili (ed a questa quota corrisponde il 68% delle importazioni di gas complessive), l’idea è di ridurre dell’1% i consumi ogni anno da qui al 2030: un approccio moderato e pragmatico, che tiene conto delle difficoltà della conversione ma traccia percorsi chiari per evitare che si deragli anzitempo senza raggiungere il traguardo.

Lo sforzo nei trasporti, per contro, è quello di spostare gli obiettivi sui biocarburanti (vedi gli investimenti Eni nel green diesel, avanguardia assoluta a livello europeo e oggi appannaggio di brevetti italiani) e sulla mobilità elettrica: anche in questo caso l’approccio è basato su grande pragmatismo, ma senza concessioni sui termini del traguardo finale. Un grande contributo su questo fronte può provenire dagli sforzi nella mobilità connessa e nella mobilità intelligente, poiché per arrivare ad una mobilità più sostenibile occorre ripartire dai modelli esistenti, dalle nuove soluzioni emergenti e dalle concrete possibilità per cui ci si possa immaginare una nuova modalità intermodale in grado di abbattere la necessità di mezzi propri, strade trafficate ed enormi dispendi di emissioni facilmente evitabili.

Condizioni eque ai consumatori

Da sempre l’UE mette al centro il consumatore e, anche nel momento della grande transizione energetica in atto, l’Europa non intende perdere il proprio focus. Per cui mette nero su bianco: «Tutti i consumatori europei potranno partecipare alla generazione di elettricità per i propri stessi consumi, potranno conservare l’elettricità, potranno condividerla, potranno utilizzarla e potranno venderla&aquo;. Nessun ostacolo tecnico o normativo deve impedire questo tipo di approccio, insomma: l’accesso ai dati deve essere non discriminatorio e deve incoraggiare la massima competitività sui mercati.

L’obiettivo di una rete più dinamica e connessa è legato inscindibilmente al desiderio della commissione di offrire più opportunità di scelta ai consumatori, affinché possano scegliere al meglio in base alle proprie necessità. Allo stesso tempo l’auto-generazione di elettricità viene incoraggiata, affinché consumatori e associazioni di consumatori possano gestire in proprio l’energia prodotta.

Opportunità per l’Italia

Sotto molti punti di vista il pacchetto energia sembra poter offrire importanti opportunità soprattutto all’Italia. La conversione di milioni di edifici mal isolati e oggi lontani da qualsivoglia forma di autogenerazione di energia potrebbe creare molti posti di lavoro, sbloccare investimenti, aprire cantieri e abbattere consumi (e costi correlati). Sebbene servano capitali per avviare tali investimenti, occorre soprattutto la giusta predisposizione culturale: i fondi potrebbero arrivare dall’Europa e quanti si metteranno in cammino potrebbero nel medio periodo trarne importante giovamento.

Convertire il parco macchine, il carburante nel serbatoio e l’isolamento degli edifici significa poter rilanciare il sistema paese operando in senso ecologico, laddove un tempo erano solo costi e oggi sono soltanto opportunità. Investimenti che potrebbero dare anche interessanti rendimenti, contribuendo alla crescita del PIL oltre che all’abbattimento delle emissioni. Se questa sinergia sarà innescata, la strada verso il 2030 sarà spianata.

Le nostre proposte forniscono una forte spinta al mercato delle nuove tecnologie, creano le giuste condizioni per gli investimenti, danno maggiore forza ai consumatori, fanno in modo che i mercati dell’energia possano funzionare meglio e contribuiscono al raggiungimento dei nostri obiettivi sul clima. Sono particolarmente orgoglioso dell’obiettivo vincolante del 30% di efficienza energetica, in quanto consentirà di ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni di energia, di creare posti di lavoro e di ridurre ulteriormente le emissioni. L’Europa è alla vigilia di una rivoluzione dell’energia pulita. E, proprio come è avvenuto a Parigi, possiamo raggiungere il nostro obiettivo solo se lavoreremo insieme. Con queste proposte, la Commissione ha spianato la strada ad un’economia moderna e più competitiva, ad un sistema energetico più pulito. Ora contiamo sul Parlamento europeo e sugli Stati membri per concretizzarlo

Miguel Arias Cañete, Commissario responsabile per l’Azione per il clima e l’energia

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